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La dermatite da contatto (DC) è una dermatosi infiammatoria, ad evoluzione acuta, sub-acuta o cronico-recidivante, che insorge per esposizione a cause esogene di natura chimica, chimico-biotica o fisica, in ambiente professionale ed extraprofessionale. È stato calcolato che il 5-20% della popolazione generale sviluppa una DC in qualunque momento della vita, prevalentemente fra i 40 e i 45 anni, senza particolari differenze tra i due sessi. La DC è una patologia molto diffusa in ambito lavorativo (circa l’80- 90% delle dermatosi professionali), in particolare nel comparto edile, ma si riscontra di frequente anche in ambito extraprofessionale.

 


LA DERMATITE DA CONTATTO

 

Dermatite da contattoLa dermatite da contatto (DC) è una dermatosi infiammatoria, ad evoluzione acuta, sub-acuta o cronico-recidivante, che insorge per esposizione a fattori esterni (cause esogene) di natura chimica, chimico-biotica o fisica, in ambiente professionale ed extraprofessionale. È stato calcolato che il 5-20% della popolazione generale sviluppa una DC in qualunque momento della vita, prevalentemente fra i 40 e i 45 anni, senza particolari differenze tra i due sessi. La DC è una patologia molto diffusa in ambito lavorativo (circa l’80- 90% delle dermatosi professionali), ma si riscontra frequentemente anche in ambito extraprofessionale (casalinghe).
Sulla base delle cause determinanti e delle caratteristiche cliniche di presentazione, si distinguono due forme di dermatite: irritativa da contatto (DIC) e allergica da contatto (DAC).

La dermatite irritativa da contatto (DIC) è una dermatosi su base infiammatoria prodotta da agenti esogeni (provenienti dall’esterno) di varia natura (chimici, fisici o biologici) in grado di danneggiare la cute con meccanismo tossico diretto o irritante esclusivamente nella sede di contatto, senza cioè l’intervento della risposta immunologica. Tale dermatosi può colpire ogni individuo purchè l’agente causale sia sufficientemente concentrato e l’esposizione abbastanza prolungata.

Diversi fattori endogeni (interni, legati alle particolari caratteristiche individuali) ed esogeni possono aumentare la suscettibilità cutanea allo sviluppo di una DIC (sesso ed età, storia di eczema e/o dermatite atopica, sede anatomica, proprietà chimico-fisiche, tempo di esposizione e concentrazione dell’agente irritante, occlusione, fattori climatici (freddo, umidità), stimoli meccanici (pressione, frizione, abrasione).
Gli agenti irritanti più frequentemente coinvolti nella DIC sono rappresentati da acqua, detergenti, surfattanti, emulsionanti, umettanti, alcali, acidi, oli, solventi organici, agenti ossidanti e riducenti, piante, preservanti.

La DIC acuta può svilupparsi in seguito a un singolo contatto con l’agente irritante o a più contatti di breve durata. La reazione cutanea è generalmente limitata alla sede di contatto con l’agente irritante ed associata a sintomi quali dolore e/o bruciore. Il prurito viene riferito meno frequentemente. All’esame obiettivo, il quadro clinico comprende un ampio spettro di manifestazioni cutanee, variabile in relazione alla fase evolutiva (acuta o cronica) e alla reattività soggettiva (eritema, edema, papule, vescicole, bolle, pustole) e sono nella stessa fase evolutiva in tutte le regioni interessate. La DIC cronica, invece, è causata da un contatto prolungato con una sostanza a basso potenziale irritante. Clinicamente è più frequente il riscontro di xerosi (secchezza cutanea), desquamazione, ipercheratosi e lichenificazione (ispessimento della pelle), a volte accompagnate da ragadi (fissurazioni lineari della pelle). dermatite da contatto mani Dermatite da contatto alle mani

Le mani rappresentano la sede più frequentemente colpita insieme ai polsi, gli avambracci e le ginocchia; tuttavia le lesioni possono interessare qualunque distretto corporeo.

La diagnosi viene posta sulla base della storia clinica riferita dal paziente e del quadro clinico osservato al momento della visita; in casi dubbi o recidivanti si può procedere all’esecuzione di test epicutanei (patch test) che, nel caso delle forme puramente irritative, daranno, comunque, esito negativo o evidenzieranno reazioni di tipo irritativo (arrossamento della zona cutanea su cui è stato applicato il cerotto usato per effettuare il test).

La dermatite allergica da contatto (DAC) è una dermatosi dovuta ad un fenomeno di sensibilizzazione cellulo-mediato di tipo ritardato (tipo IV secondo la classificazione di Gell e Coombs), scatenata dal contatto con uno o più agenti esterni (apteni) e dall’intervento di cofattori interni (immunologici) propri di ogni soggetto.

Si parla di polisensibilizzazione quando in uno stesso paziente si verifica una sensibilizzazione a due o più allergeni, che più frequentemente si determina in tempi successivi, e si osserva più spesso in soggetti con allergia da contatto da tempo persistente (es. allergia a cromo e cobalto nei muratorinichel; nichel e cromo nelle casalinghe; sostanze chimiche in ambiente professionale); in caso di cosensibilizzazione la reattività si verifica, invece, verso prodotti diversi ma contenenti lo stesso aptene (es. cosmetici e piante con uguale essenza profumata) oppure verso apteni differenti contenuti nello stesso prodotto (es. cromo e cobalto nel cemento). Per sensibilizzazione crociata si intende, invece, l’allergia ad una sostanza che si estende ad altre che con la prima hanno una stretta affinità di composizione chimica o che diviene tale dopo l’intervento di processi metabolici dell’organismo (es. gruppo PARA: parafenilendiamina, benzocaina, acido paraaminobenzoico, sulfonamide, anilina).

Le sostanze più frequentemente coinvolte nello sviluppo di DAC includono: sostanze chimiche professionali (nichel-derivati, cromo-derivati, cobalto-derivati, resine epossidiche, anilina, parafenilendiamina), cosmetici (balsamo del Perù ed altri profumi naturali e sintetici, colofonia, coloranti e conservanti, antiperspiranti e deodoranti) detersivi (bicromati, sali di cromo e nichel), fibre tessili ed accessori per l’abbigliamento (fibre naturali e sintetiche, coloranti, ammorbidenti, apprettanti, pelli, cuoio e relativi collanti, indumenti di gomma e materiale plastico, metalli e leghe metalliche di accessori per l’abbigliamento), farmaci per uso topico (anestetici locali, antibiotici, antisettici, antistaminici, antimicotici, cerotti a base di colofonia) e sostanze vegetali (derivati terpenici di varie piante, benzochinoni di legni diversi). Gli allergeni che più di frequente causano dermatiti fotoallergiche da contatto, indotte cioè dall’esposizione alle radiazioni ultraviolette in seguito al contatto con l’aptene, sono i FANS e gli antistaminici topici.

Le lesioni cutanee della DAC compaiono, solitamente, nella sede di contatto con l’allergene (nickel, dentifrici, alimenti in caso di localizzazione labiale; profumi, cosmetici per le lesioni del viso; scarpe, guanti, allergeni professionali per le forme palmo-plantari; shampoo, tinture qualora sia coinvolto il collo ed il capillizio, ecc.). A differenza delle forme irritative però, le manifestazioni possono diffondersi anche ad altre aree della cute (reazioni idiche, o a distanza), particolarmente nelle forme croniche. Nella airborne contact dermatitis gli allergeni sono costituiti da agenti chimici e biotici presenti nell’ambiente e trasportati per via aerea (ambiente professionale) sotto forma di vapori (formaldeide), gas (iprite), fumi, goccioline (profumi), particelle solide (fibre di vetro, cemento, polveri di legno esotici). Le sedi più colpite sono quelle esposte all’aria (viso, collo, mani), anche non direttamente esposte alle radiazioni solari (mento, regione retroauricolare). Quest’ultimo aspetto appare particolarmente utile nella diagnosi differenziale con le forme cutanee allergiche (dermatiti fotoallergiche) in cui l’esposizione solare agisce come fattore esterno scatenante la reazione stessa.

Clinicamente la DAC può presentarsi in forma acuta, subacuta o cronica, anche se spesso le tre fasi tendono a sovrapporsi determinando una notevole variabilità di lesioni cliniche contemporaneamente presenti in uno stesso soggetto in un dato momento. Nelle forme acute si osserva più frequentemente eritema, edema e vescicolazione superficiale a contenuto sieroso che può evolvere in ampie aree ricoperte da croste; lesioni bollose si riscontrano solo nelle forme più gravi e a rapido esordio. Nella DAC subacuta la desquamazione (esfoliazione cutanea) e le lesioni squamo- crostose superficiali prevalgono sull’eritema e la vescicolazione, mentre le forme croniche sono caratterizzate principalmente da placche infiltrate, ipercheratosiche e lichenificate (ossia con accentuazione del disegno cutaneo e notevole ispessimento cutaneo), talvolta associate a spacchi ragadiformi. La sintomatologia prevalente nelle varie forme cliniche è il prurito.

Foto Patch TestLa diagnosi di DAC si basa in prima istanza sulla storia clinica riferita dal paziente, nel corso della quale si valutano tutti quei fattori che possono determinare il contatto con eventuali allergeni (storia patologica familiare e personale, abitudini di vita, ambiente domestico e di lavoro e eventuali hobby). L’identificazione delle lesioni tipiche della DAC all’esame obiettivo può ulteriormente orientare nella diagnosi (localizzazione delle lesioni (diffuse: DAC; circoscritte alle regioni di contatto: DCI), tipo di lesioni, tempo di esordio (forme acute: dopo 5-7 gg. dal 1° contatto con la sostanza chimica: DAC; nelle prime ore dal contatto: DCI), variazioni stagionali, presenza di sintomi soggettivi (prurito: DAC; bruciore: DCI)), che verrà successivamente confermata da indagini allergologiche mirate, in prima istanza con patch test, ma anche con open test o fotopatch test. Nei patch test (o test epicutanei) gli allergeni, veicolati in sostanze a diversa solubilità (vaselina, acqua, olio di oliva, acetone) e ad opportuna concentrazione vengono applicati, con medicazione occlusiva (utilizzo di particolari cerotti precostituiti), sulla parte superiore del dorso o alla superficie volare dell’avambraccio, in zone di cute sana e prive di lesioni cliniche in atto. Il dispositivo viene lasciato in sede per 48 ore e la lettura viene effettuata dopo ulteriori 24-48 ore utilizzando un punteggio di lettura variabile da 0 a +++ in base all’intensità della reazione cutanea; non di rado si verificano reazioni di tipo irritativo non francamente allergico. I test epicutanei (patch test) più utilizzati comprendono una serie fissa di 40 apteni (serie standard), ma esistono anche serie aggiuntive con allergeni specifici che vengono utilizzate in situazioni mirate sulla base delle particolarità emerse in corso di visita (attività professionale) e del quadro clinico (serie odontoiatrica, metalli, cosmetici, parrucchieri, etc).

L’open test si utilizza per testare prodotti a composizione non ben definita, generalmente portati direttamente dal paziente. L’allergene viene applicato senza occlusione direttamente sulla cute dell’avambraccio; la lettura si effettua dopo 1, 48, 72 e 96 ore ed in caso di DAC si evidenzia una reazione eritemato-edemato-vescicolare.

 

 

Prevenzione e trattamento

Il trattamento delle DC varia a seconda della fase clinica e della localizzazione delle lesioni. In generale, è importante la prevenzione della reazione stessa mediante l’allontanamento dell’agente causale e l’utilizzo di presidi protettivi (guanti, indumenti protettivi, creme barriera, etc). I corticosteroidi per uso locale sono la terapia di prima scelta in tutte le forme di dermatite da contatto acuta; qualora sia presente una componente essudativa o vescico-bollosa si possono associare anche antisettici o antibiotici locali (ipoclorito di sodio, permanganato di potassio, clorexidina, acido fusidico, mupirocina). Nelle forme croniche si utilizzano generalmente cortisonici topici associati a forti emollienti/idratanti, per favorire il normale ripristino della barriera cutanea; più recentemente, per forme scarsamente responsive alle terapia convenzionali di prima scelta, si sono dimostrati efficaci anche gli inibitori della calcineurina (tacrolimus e primecrolimus), i quali, essendo privi degli effetti collaterali a lungo termine tipici degli steroidi sono adatti anche ad un utilizzo prolungato nel tempo. L’utilizzo degli antistaminici sistemici è riservato al controllo dell’eventuale sintomatologia pruriginosa. I corticosteroidi per uso sistemico o altri farmaci ad azione immunosoppressiva, come la ciclosporina, sono riservati alle, più rare, forme diffuse e/o resistenti alle terapie topiche convenzionali. Recentemente è stata, infine, dimostrata l’efficacia dell’alitretionina (acido 9-cis-retnoico) per il trattamento della DAC cronica delle mani, il suo utilizzo è tuttavia limitato all’eczema cronico delle mani resistente ed è riservato agli ambienti ospedalieri.

 

DA RICORDARE

 

  • Il sintomo principale della DAC è il prurito, nella DIC prevale il bruciore

  • La DIC è generalmente limitata all’area di contatto con la sostanza, la DAC può estendersi ad altre aree cutanee, anche distanti dall’iniziale sede di contatto.

  • La sostanza che più frequentemente causa la DAC è il nickel.

 

Fonti:
Gober MD, Gaspari AA. Allergic contact dermatitis. Curr Dir Autoimmun 2008;10:1-26.
Ale IS, Maibacht HA. Diagnostic approach in allergic and irritant contact dermatitis. Expert Rev Clin Immunol 2010;6:291-310.
Cohen DE, Heidary N. Treatment of irritant and allergic contact dermatitis. Dermatol Ther 2004;17:334-40.
Trevisan V, Ferrucci S. La dermatite da contatto. Rivista della Società Italiana di Medicina Generale n°2 Maggio 2011.

 

 

last update: 25 agosto 2012